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farmacisti e rimborsi assicurativi negati

I medici di base e i farmacisti che, a causa del loro impegno in prima linea durante i mesi delle pandemia, hanno contratto il Coronavirus non percepiranno alcun risarcimento, stessa sorte toccherà alle famiglie di coloro che, dopo essere stati infettati, sono purtroppo deceduti.  Il personale sanitario che non lavora presso strutture ospedaliere, siano esse pubbliche o private, è o dovrebbe essere tutelato da polizze assicurative stipulate con enti privati. Enti che, incredibile a dirsi, non riconoscono il contagio da Coronavirus come infortunio sul lavoro. Questa la denuncia portata avanti dalla Federazione italiana sindacale medici uniti (Fismu), soprattutto in nome delle famiglie dei 171 medici e dei 14 farmacisti che hanno perso la vita dopo aver contratto il virus. Le compagnie assicurative private, a differenza dell’Inail che eroga e gestisce le assicurazioni del personale medico ospedaliero, si stanno rifiutando di corrispondere un risarcimento, sostenendo che per ottenerlo sia indispensabile aver sottoscritto una specifica polizza contro la malattia.  Una presa di posizione, quella delle assicurazioni private, che si rifà alla convinzione secondo la quale l’infezione non può essere qualificata come infortunio. La questione è stata così spiegata, al Corriere della Sera, dal sovrintendente sanitario INAIL Patrizio Rossi: “C’erano orientamenti opposti tra mondo assicurativo pubblico e mondo assicurativo privato già prima della pandemia. Ma dal punto di vista tecnico-giuridico non c’è alcuna differenza tra il sistema assicurativo pubblico e quello privato sull’interpretazione dell’infezione come infortunio. Hanno sempre escluso tutte le malattie infettive dall’indennizzo, a meno che non siano collegate direttamente a una lesione subita in precedenza. Questo è un concetto ormai superato”.

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